Una nuova etica del viaggio

Fra i primi che ha creduto in un turismo diverso che rispetti i luoghi e le popolazioni visitate, Garrone è autore di numerose guide di viaggio. Questi stessi principi del turismo responsabile non valgono anche nelle mete turistiche più vicine a noi? Secondo Garrone vale la pena chinarsi sul tema, guardando alle modalità del fare turismo anche a casa nostra. Affrontare il tema del viaggio e del turismo già a scuola è un dovere, perché i bambini saranno i turisti e gli operatori turistici di domani.

1. Parlando di turismo responsabile come viene definito?
Esiste una definizione ufficiale dell’AITR che recita "il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori." La mia definizione invece è molto più sintetica e si riassume in “una nuova etica del viaggio che richiede un’adeguata mediazione culturale”. Nella definizione ufficiale, e in tutti i codici della sostenibilità, manca quindi la dimensione dell’incontro, che non è per niente scontata e che occorre valorizzare insistendo sull’aspetto umano.

2. Pensa che un turismo di questo tipo sia veramente realizzabile?
Sicuramente vi è una grossa carica di utopia e siamo ancora molto lontani dalla sua realizzazione. Di questo ne sono consapevoli gli operatori turistici seri. Però ogni tanto - come nelle grandi opere d’arte – qualcosa riesce meglio di altre. L’importante è andare nella direzione presa applicando alcuni criteri di fondo e mirando a ottenere il risultato migliore! Un criterio fondamentale è la dimensione dell’incontro. Non è sempre di facile realizzazione perché possono entrare in gioco variabili come i codici culturali e la lingua che possono portare a dei malintesi. Un altro criterio è l’ampia partecipazione alla gestione dell’esperienza di tutti i cosiddetti “stakeholders”. È lì che bisogna parlare di “opera d’arte” in quanto difficilmente tutti coloro che gestiscono l’esperienza partecipano con lo stesso grado di coinvolgimento ed entusiasmo. Non siamo quindi in grado, da soli, di proporre il turismo responsabile. Ognuno deve fare la sua parte, e noi dobbiamo cominciare!

3. Si può dire che una gita scolastica o un viaggio di studio é turismo?
Sì, se il turismo viene inteso come svago e l’accezione positiva del turismo responsabile è di conseguenza uno svago intelligente. Tradotto significa che la gita scolastica è turismo se accanto allo svago comprende una quota di approfondimento. Di fatto i ragazzi durante la gita hanno voglia di divertirsi e di girare. Stando in un ambiente consono questo è possibile. Il nostro compito sta nell’organizzare degli incontri con persone delle realtà locali. Sono visite ben preparate e strutturate che richiedono la partecipazione e la concentrazione per un tempo limitato.

4. Dal suo punto di vista a cosa servono queste attività fuori scuola, a parte lo svago, divertirsi e stare insieme?
Servono ad approfondire determinate tematiche che fanno parte del programma e che possono esser affrontate al di fuori delle quattro mura. Le scuole della pianura padana vengono da noi a Camogli, dove ci sono mare e montagne. A queste classi si chiede di fare qualcosa sul loro territorio, per poi confrontarlo col territorio visitato trasformando il viaggio in un’esperienza istruttiva.

5. Quali sono i criteri per un turismo scolastico responsabile?
A monte del turismo scolastico ci deve essere una preparazione della gita fatta in classe in modo da fissare degli obiettivi. Insegnanti, accompagnatori e allievi preparano il contesto storico, geografico e culturale della gita e delle ipotesi di approfondimento da verificare sul posto. Per esempio venendo al mare bisogna scoprire il significato dell’aggettivo “mediterraneo”. La scoperta avverrà tramite l’osservazione del clima, della flora spontanea, del tipo di coltivazioni, dei modi di vita e delle usanze della gente, dell’economia e della sua trasformazione data dal turismo. E qui siamo daccapo ed è nostro obbligo fare del turismo bene e in modo responsabile.

Sul posto i criteri non sono diversi da quelli del turismo responsabile: la dimensione umana con incontri organizzati in modo tale da vivere le esperienze con i tempi giusti e non di corsa. Per la dimensione economica ovviamente noi ci appoggiamo su delle realtà locali, operatori del territorio, che paghiamo per questa collaborazione. Le nostre gite quindi costano qualcosa di più perché noi diamo maggior valore al tempo. Ma qui ci si scontra col grosso problema di oggi: spendere meno! In una logica di mondo giusto si dovrebbe valorizzare il tempo pagandone il prezzo corretto!

6. Qual è il valore aggiunto per la scuola che applica un turismo responsabile?
Quello che capita ancora troppo spesso nelle nostre scuole è l’insegnante che prepara tutto. Bisognerebbe rivoluzionare questo sistema investendo del tempo nella preparazione coinvolgendo gli allievi. Nelle nostre gite l’operatore si reca in classe almeno per una mezza giornata, se non è possibile concordiamo con l’insegnante contenuti e obiettivi e la riunione preparatoria viene svolta unicamente da lui, in fondo è il suo lavoro… La preparazione nel turismo responsabile è un investimento per il futuro: gli allievi sono i turisti o addirittura gli operatori turistici di domani.

7. La vostra organizzazione “RAM/Viaggi” prevede un’offerta per le scuole. Di cosa si tratta concretamente? Le scuole svizzere ne potrebbero usufruire?
Per le classi realizziamo la gita qui a Camogli, nel parco regionale di Portofino. Offriamo loro un mix composto da escursioni all’aria aperta e incontri con la gente. Si spiega loro cosa significa andare per mare tramite un’associazione che si occupa di elementi di capitaneria e della tradizione locale, oppure si illustra come si vive nel parco tramite una cooperativa agricola che si occupa anche di turismo. Questa proposta standard prevede degli itinerari a piedi che portano a San Fruttuoso e il ritorno col battello per terminare con una tipica focaccia. Evidentemente siamo disponibili ad accogliere classi anche dalla Svizzera. Queste potrebbero usufruire del nostro programma di una giornata oppure di un programma ad hoc di più giorni, col pernottamento in un monastero.

8. Se lei potesse rivolgersi a un/a direttore/trice di scuola quali consigli gli/le darebbe per fare delle gite scolastiche che abbiano senso?
Consiglierei di chiedere agli insegnanti di preparare la gita mettendo loro a disposizione il tempo necessario, sbloccando loro una mezza giornata e ai colleghi alcune ore.
Inoltre consiglierei loro di chiedere alle famiglie di investire qualcosa in più nelle gite scolastiche spiegando che queste non sono soltanto delle uscite giusto per andare fuori dalle quattro mura. Investire 25€ per una cosa che ha senso vale più di 500€ per uno smartphone!

Ascolta l'intervista (24'26") o leggi l'intervista integrale (pdf)

Renzo Garrone

Socio fondatore dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR), direttore e accompagnatore di RAM Viaggi e autore di diversi saggi fra cui "Turismo responsabile, nuovi paradigmi per viaggiare in terzo mondo", "Povero outgoing, le condizioni dei lavoratori nei paradisi turistici del Sud" e "Per turismo scolastico nuovo e responsabile".

Informazioni complementari

Ventuno 1 | 2016 Turismo
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