studio21

studio21 è il format audio di education21. Attraverso una serie di interviste, studio21 affronta questioni e temi di attualità legati all’educazione allo sviluppo sostenibile e li approfondisce con l’aiuto di esperti. L’obiettivo di questo format è fornire al corpo docente e alle direzioni scolastiche informazioni di fondo, ma anche consigli molto concreti per la scuola e le lezioni.

Episodio 2: Prevenzione del razzismo 

Bettina und Lucia

Più che ben intenzionati  audio  | lingua: svizzero-tedesco
Prevenire il razzismo a scuola? È un tema di cui dobbiamo parlare! Dove si manifesta il razzismo nella quotidianità scolastica? Si verifica in modo palese, sottile o strutturale? Cosa c’entra l’«othering» con una «colazione interculturale»? E in che modo le e gli insegnanti nonché le scuole possono prendere posizione? Rispondiamo alle domande poste dalle e dagli insegnanti, forniamo consigli concreti per l’insegnamento e mostriamo come può configurarsi il percorso verso una scuola critica nei confronti del razzismo.

Con Bettina Frei, collaboratrice di éducation21

In francese, leggi l'intervista con Kétia Queen, responsabile del Servizio Info-Racisme di Friburgo presso Caritas Svizzera


Episodio 1: Il gioco

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Il gioco come spazio di apprendimento  audio  |  lingua: francese
Qual è il ruolo del gioco nello sviluppo delle e dei bambini e dei giovani? Questa prima puntata di "studio21" esplora la questione da diverse prospettive e mette in luce l’importanza del gioco per l’apprendimento, la partecipazione e la vita quotidiana. Dimostra che il gioco non è un semplice passatempo, ma una dimensione essenziale dei processi educativi. In programmaquesto episodio: domande poste da insegnanti e consigli concreti sui giochi.

Con Isabelle Bosset, collaboratrice scientifica ed esperta ESS

Riassunto del primo episodio:

In questo primo episodio di studio21, Ramon Martos accoglie Isabelle Bosset, collaboratrice scientifica ed esperta ESS presso éducation21, per una conversazione dedicata al gioco. La discussione prende avvio da una domanda apparentemente semplice, ma in realtà complessa: che cos’è un gioco? Isabelle Bosset spiega che è difficile darne una definizione univoca. Si riferisce ai lavori di Gilles Brougère, che propone cinque criteri per comprenderlo meglio: il secondo grado (il fatto di giocare “per finta”), la spensieratezza o assenza di conseguenze nella vita reale, la decisione di giocare e di compiere scelte durante il gioco, la presenza di regole e infine l’incertezza, che rende ogni partita diversa e alimenta il piacere di giocare. L’intervista mostra poi che il gioco non riguarda soltanto le bambine e i bambini. Anche se viene spesso associato all’infanzia, esso interessa in realtà tutte le età e oggi conosce un vero rinnovato interesse. Isabelle Bosset sottolinea che il tempo libero non è più percepito soltanto come una perdita di tempo, ma anche come uno spazio prezioso, personale e sociale. Il gioco diventa così un’attività culturale a pieno titolo, sostenuta da autori, festival e comunità di appassionati.

La conversazione si concentra quindi sul legame tra gioco e apprendimento. Isabelle Bosset precisa che non esiste un rapporto automatico tra giocare e imparare: il fatto di giocare non garantisce di per sé un apprendimento duraturo. In un contesto scolastico, l’uso del gioco richiede quindi una chiara intenzione pedagogica. Le e gli insegnanti devono fare affidamento sulla loro competenza, creatività e capacità di integrare il gioco in un’unità didattica. Sottolinea inoltre l’importanza di esplicitare le regole e di permettere alle e agli allievi di sperimentare ruoli diversi. Il gioco può allora diventare uno spazio di sperimentazione, esplorazione e presa di decisione, senza conseguenze gravi.

L’episodio affronta anche le tensioni tra gioco e scuola. Il gioco è spesso associato al piacere, al relax e al tempo libero, mentre la scuola è legata a esigenze, valutazioni e selezione. Questa opposizione spiega in parte perché il gioco faccia talvolta fatica a essere riconosciuto come metodo d’insegnamento, soprattutto nei livelli scolastici più alti. Isabelle Bosset ricorda tuttavia che la pedagogia del gioco non è una novità. Mette anche in guardia contro una strumentalizzazione troppo artificiale del gioco, evocando la pratica dell’ “indorare la pillola”: dove un dispositivo che ha l’apparenza del gioco serve soprattutto a far passare un contenuto o una valutazione, senza una vera libertà ludica. Le e gli allievi percepiscono molto bene questa differenza.

Nella seconda parte dell’intervista, la discussione si concentra sul legame tra gioco ed educazione allo sviluppo sostenibile (ESS). Isabelle Bosset spiega che non esiste un gioco ESS “perfetto” che funzioni da solo. Anche un gioco ricco di contenuti legati alla sostenibilità deve essere pensato, accompagnato e integrato in un percorso didattico. Il gioco può però contribuire allo sviluppo di numerose competenze ESS, come la cooperazione, la presa di decisione, l’anticipazione, il cambiamento di prospettiva o la riflessione su diversi scenari possibili. Permette inoltre di mobilitare dimensioni cognitive, sociali, emotive e personali, il che ne fa un metodo particolarmente interessante in un approccio olistico all’ESS. Per illustrare questo potenziale, Isabelle Bosset mostra che anche giochi classici possono essere riletti in una prospettiva ESS. Porta l’esempio del Monopoly, che non è stato concepito per l’ESS ma che può essere interrogato attraverso questioni come l’appropriazione delle risorse, la ricchezza individuale o il concetto di beni comuni. Non si tratta quindi soltanto di scegliere “il gioco giusto”, ma anche di aggiungere elementi di riflessione prima, durante o dopo l’attività.

L’episodio insiste poi sul fatto che le tematiche legate allo sviluppo sostenibile — come il clima, la biodiversità o le disuguaglianze — sono complesse. Un gioco, da solo, non può coprire tutte queste dimensioni. Isabelle Bosset ricorda che lo sviluppo delle competenze ESS si costruisce nel lungo periodo, durante tutta la scolarità e anche oltre. Il gioco rappresenta quindi un contributo tra altri, una pietra aggiunta all’edificio educativo, accanto ad altri metodi pedagogici.

Vengono poi presentati alcuni esempi concreti di giochi. Isabelle Bosset cita anzitutto Sport e digitale, un gioco di dibattito destinato al 3° ciclo e al secondario II. Ambientato nel 2040, invita gli allievi a riflettere sulle questioni legate a un’applicazione di allenamento sportivo basata sull’intelligenza artificiale, assumendo ruoli diversi e confrontando vari punti di vista. Cita inoltre Insieme, facciamo il peso, un gioco proposto da attori esterni, che utilizza una bilancia per mettere in relazione i limiti planetari con azioni individuali e collettive. Questo gioco evidenzia i co-benefici di determinate azioni e invita a riflettere sull’equilibrio, sull’impegno e sulle emozioni suscitate dalle sfide dello sviluppo sostenibile. Infine, Isabelle Bosset presenta le attività previste da éducation21 attorno al tema annuale del gioco. L’istituzione prepara giornate di studio, conferenze e strumenti per il 1° ciclo, valuta nuovi giochi e risorse per il catalogo, destinate ad aiutare le e gli insegnanti a prolungare, adattare e arricchire essi stessi i giochi in una prospettiva ESS. L’obiettivo è fornire loro punti di riferimento e strumenti concreti, senza renderli dipendenti da soluzioni preconfezionate.

In conclusione, Isabelle Bosset ritiene che il gioco potrebbe assumere un posto crescente nell’insegnamento, in particolare perché permette di diversificare i metodi didattici, di rispondere ai bisogni differenti delle e degli allievi e di favorire una maggiore equità delle opportunità. Sottolinea due apporti essenziali del gioco nel mondo attuale: la sua capacità di creare legami tra le persone e di renderci pienamente presenti nel momento. Giocare permette anche di dubitare, tentare, sbagliare e ricominciare, tutte esperienze profondamente umane che hanno pienamente il loro posto nell’educazione.